Quella piazza in silenzio

Il mio primo concerto serio l’ho visto il 31 ottobre del 1985. Eric Clapton, al Palamaggiò di Caserta. Avevo 14 anni. I concerti della mia adolescenza sono stati tutti esaltanti. Sembrava che ogni volta avessi assistito al miglior concerto cha avessi mai visto. Ho visto grandi artisti, ma era anche l’età. Con il passare del tempo sono diventato più esigente. E all’attesa dell’evento non corrisponde quasi più un senso di soddisfazione completa per lo spettacolo appena visto. Possono  suonare i pezzi storici, le hit migliori, quelle che mi facevano emozionare da ragazzino. Ma spessissimo torno a casa con un senso di incompiutezza, con un pò di amaro in bocca, con la sensazione di inevitabile routine. L’eccezione è Springsteen.

Oggi sono tornato a casa da San Giovanni con la stessa sensazione. E non c’era Springsteen sul palco. Mi sono chiesto più volte chi li scriva i discorsi, a Bersani. E se sia ancora il caso, oggi, di proporre alla piazza e al paese un polpettone che non è nemmeno in grado di suscitare emozioni particolari in chi ascolta. L’applausometro è stato, salvo in un paio di passaggi, sul rosso fisso. Sembrava che il pubblico fosse in sala d’attesa dal medico (questa l’ho rubata a Fabio che era con me), non in piazza San Giovanni ad ascoltare il leader di un’opposizione che vuole convincere il Paese a dargli fiducia. E quando Bersani ha ribadito per l’ennesima volta la sua linea politica (e sottolineo la sua), ossia la necessità di un’alleanza con i moderati (ma senza rifare l’Unione, per carità) sulla piazza è calato il gelo assoluto. Un silenzio irreale. Le persone si guardavano le punte delle scarpe.

Bastava poco, ma davvero poco a risvegliare i democratici presenti oggi in piazza, visto quanto il popolo del PD sia in astinenza di emozioni. Facciamo un terzo di quello che molti di noi vorremmo sentir dire da un segretario del PD, oggi. E invece ce torniamo a casa con quel senso di incompiutezza e un pò di amaro in bocca, manco fossi andato ad ascoltare Gianni Morandi.

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