Seminatori d’odio (quelli veri)

Premetto che non ho mai avuto la sfortuna di vedere un TG1 delle 20 da quando è iniziata l’epoca Minzolini. Qualcuno mi dirà: per criticare bisogna conoscere. Giusto. Allora io mi esercito con Il Giornale, tanto è lo stesso. Così capita che quasi ogni giorno sfogli le pagine on-line del quotidiano che fu di Indro Montanelli per vedere il livello di faziosità che può raggiungere la mente umana. Non mi soffermo più di tanto su bunga-bunga e giustizia, tanto già so cosa aspettarmi. Però ci provo, eh. Leggo mezzo articolo, anche di più, poi mi assale, puntuale, rapido, un bruciore di stomaco e mi arrendo. Però a volte vado fino in fondo. Come ieri, quando incappo in un commento sulla morte di Vittorio Arrigoni, definito ultrà pacifista e giù con contumelie, ironia, paragoni senza alcun senso. Un articolo, scritto per denunciare l’esistenza di vittime di serie A e vittime di serie B, che diventa esso stesso la prova provata di come, per Il Giornale, esistano vittime di serie A e vittime di serie B. A parti invertite, ovviamente. Che merde.

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