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Ce ne fossero di più in giro…

Ai miei figli racconterò la storia di Lilian Thuram.
Una lezione di sport, ma soprattutto di vita.
E insegnerò loro a diffidare di un allenatore, di un maestro o di un professore che dice:
"Smettila con le tue storie politiche".

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Uomini? Ma mi faccia il piacere!

Ma non solo uomini però. Pure donne. Eh si. Perchè negli ultimi anni presidentesse di squadre di calcio ne sono apparse sulla scena italiana. E le tifose non sono mai mancate. Ma di certo non possono invocare le pari opportunità perchè in tema di calcio le responsabilità se le dovrebbero prendere tutti, ma proprio tutti. In questi giorni si è discusso molto di quanto accaduto domenica durante la partita Lazio-Inter. Personalmente trovo che con quest'episodio è stata sancita la morte dello sport in Italia. E non credo di esagerare. E nemmeno voglio attribuire responsabilità all'una o all'altra squadra, sinceramente credo che i romanisti avrebbero fatto altrettanto. C'è un problema di tifosi.
Ciò che mi indigna è il fatto che ormai da tempo immemorabile si accetta che all'interno degli stadi si possa fare di tutto, impunemente. Ma sono tifosi quelli che minacciano di mazzate i propri giocatori nel caso vincessero una partita? Sono tifosi quelli che godono della sconfitta della propria squadra? 

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O quelli che entrano allo stadio con striscioni contro il 25 Aprile? O quelli che offendono con cori razzisti i giocatori di colore della squadra propria e di quella avversaria? O quelli che bruciano una macchina con due bambini dentro alla fine di una partita?
Chi li protegge?
Giocatori e società, presidenti e allenatori, azionisti e magazzinieri.
Dinanzi alle tragedie sportive della domenica pomeriggio si sente spesso ripetere, da parte dei protagonisti del circo, la frase: "Dobbiamo dimostrare di essere uomini" . Ecco il punto. Allora io vi dico che chi non ha il coraggio di fermarsi davanti a quanto succede nei nostri stadi, chi saluta i tifosi che fino a cinque minuti prima hanno offeso il tuo compagno di squadra, chi continua a giocare con striscioni infami sugli spalti, chi non sente l'obbligo morale di smettere di dare calci ad un pallone mentre si fischia il giocatore di colore non è un uomo. Siete uomini di merda. E donne di merda. Calciatori, allenatori, presidenti, arbitri, dirigenti, tifosi. Tutti.
Mi sono vergognato quando a settembre ho portato mio figlio di sette anni allo stadio. Partita tranquilla, prima di campionato, Juve-Chievo. Mi ha chiesto cosa cantassero dalla curva, e non ho avuto la forza di rispondergli che stavano urlando "Se saltelli muore Balotelli". Dinanzi allo sport non riusciamo nemmeno ad essere degli educatori, non riusciamo nemmeno a proteggere i nostri figli. Mi ha chiesto di portarlo di nuovo allo stadio, ma è una promessa che non credo manterrò.