Il sale di Matteo

Non è che mi andasse particolarmente di sentire Renzi da Lerner, ieri sera.  L’ho visto e ho detto a Silvia: no, non ce la faccio. Poi mi sono fatto forza e mi sono sintonizzato.  L’infedele ha il grandissimo pregio di essere l’unica trasmissione nella quale gli ospiti si confrontano in maniera civile, senza urlare, e quindi se uno resta con pazienza attaccato al video per quelle due ore e mezza un’idea su quello di cui si discute, se non ce l’hai, te la fai. E se ce l’hai, riesci ad avere  quegli elementi per rafforzare o cambiare le tue convinzioni. Lo dico: a me ieri sera Renzi è sembrato un disco rotto. L’ho sentito ripetere ossessivamente gli stessi concetti tutte le volte che l’ho ascoltato in TV. Sarà pure una tecnica comunicativa ma dopo un po’ mi appallo.  Poi magari uno si legge il programma scaricandolo da internet a qualcosa di concreto ce lo trova, però l’impressione che ho avuto è stata, nel complesso, di poca concretezza e molte frasi ad effetto. Ora io mi chiedo: quanti di quelli che hanno intenzione di votare per Renzi alle primarie dopo averlo sentito in TV si vanno a leggere il programma? Pochi, direi. Certo, non sono le 280 pagine del programma dell’Unione, ma comunque è una fatica discreta, per molti. E allora cosa resta, del suo messaggio?

Giovani contro vecchi. Legittimo, eh. Ma se uno vuole sbarazzarsi della vecchia nomenklatura del PD vota per Renzi, altrimenti no. Lo so, è un’analisi brutale, fatta con l’accetta, ma secondo me questo è. Ed è un po’ poco, sinceramente.  Che poi, a sentire bene le sue parole, non è che dice tutte cose irragionevoli, intendiamoci. Qualcuna si, magari. Tipo non perdere l’occasione per attaccare i sindacati. Che con tutti i difetti che hanno non sono il male assoluto della nostra società. Lì sono sensibile, lo so. Oppure insistere sul fatto che chi perde va a casa e non fa parte della squadra. Ecco, questa mi sembra una gran cazzata. Il PD, il centrosinistra, hanno bisogno di tutti quelli che partecipano a queste primarie. Non si tratta di chiedere lo strapuntino di consolazione. Si tratta di collaborare. Tutti insieme. Perché la sfida è vincere le elezioni per cambiare il Paese, non (solo) togliere di mezzo tutti quelli che c’erano prima. Molti hanno fallito, d’accordo.  Ma se spargi il sale non ricresce nulla.

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2 pensieri su “Il sale di Matteo

  1. Mauro

    E quindi?
    Te lo dico perché sono d’accordo con molte cose che dici, ma credo di non aver alternative a votare comunque Renzi. A meno di starmene a casa…

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    1. RaffoBlog Autore articolo

      E quindi deciderò. Non penso di restarmene a casa. Certo, quando poi giro per Roma e la trova ricoperta dei manifesti rigorosamente abusivi delle iniziative pro-Bersani a firma della-corrente-di-turno mi volteggiano i cabasisi e per un attimo tutto mi è chiaro.

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