Romanzo musicale

Per uno nato nel 1971 farsi una propria cultura musicale, a cominciare da quando si è piccoli, poteva dipendere da diversi fattori: genitori appassionati, fratelli maggiori rockettari, amici gajardi, predisposizione personale. A me non so bene cosa sia successo, ma di certo una mano grandissima me l’ha data la radio.

Era il 1979 e il riff di My Sharona  di The Knack, ascoltato da qualche parte, deve avermi colpito a tal punto da condizionare tutto quello che sarebbe successo in futuro. Andai da Consorti, che era un negozio a Viale Giulio Cesare dovo oggi c’è La Feltrinelli, o forse in un negozio che mi sembrava grandissimo a Via Baldo degli Ubaldi (non è che vivessi a Roma, ci andavo quando andavamo a trovare i miei nonni, che abitavano ai confini tra Valle Aurelia e Balduina). Poi magari mi colpì pure la copertina del 45 giri che ho ancora conservato a casa dei miei, con Sharona in bella mostra.

Fatto sta che le origini della mia passione per la musica sta tutta lì.

My Sharona.

Seguì Phil Collins, un paio di anni dopo, In The Air Tonight sentita sempre per radio, che poi non conoscevo l’inglese e dicevo “It Te Aronig”, e mia zia Grazia che mi accompagnò sempre da Consorti non capiva cosa dovesse cercare.

Che poi questo di Phil Collins sarà stato uno dei primi video che ho visto, non se se a Discoring. Di lì a poco sarebbe nata DeeJay Television  con tutto quello che ha comportato per noi che siamo usciti vivi dagli anni ’80.

Negli anni successivi qualche caduta che non starò a raccontare (ciascuno ha i suoi scheletri nell’armadio), comunque compravo qualche 45 giri che consumavo con questo (regalato dai cugini di Napoli):

Come dicevo alti e bassi ma poi, di nuovo, scatta qualcosa e mi faccio tutta la gita di seconda media con Rebel Yell di Billy Idol nelle orecchie, sparato con un simil-walkman (a casa nostra sempre imitazioni) .

Nel frattempo tra il 1982 e il 1983 due apparizioni di Vasco Rossi a Sanremo (e come non citare le discussioni  alle medie con Giuseppe che aveva capito che Vasco aveva qualche problema di droga, mentre io no…) che me lo hanno fatto amare per anni (il 33 giri di Va Bene, Va bene Così l’ho consumato) e l’esibizione shock di Peter Gabriel.

Credo che da allora Sanremo l’ho cassato, almeno fino a La Terra dei Cachi con Elio e i suoi amici travestiti da Rockets e con la parentesi di Springsteen di cui parlerò dopo.

E così arrivo alla prima vera svolta della mia vita musicale, grazie a Giorgio  Noce, nell’estate del 1985. Giorgio all’epoca viveva a Caserta, la sua famiglia si conosceva con la famiglia di mia zia che  viveva a Napoli e comunque Giorgio veniva a villeggiare l’estate a Marina di Minturno. Era un pazzo scatenato, ci raccontava dei suoi viaggi in Inghilterra fatti durante il periodo estivo già negli anni precedenti e un po’ per questo, un po’ mi sembra per qualche cugino altrettanto fuori di testa, già a 15 anni aveva una cultura musicale che a me pareva sconfinata. Iniziò a registrarmi su musicassette di tutto, dagli Smiths agli U2 ai Dire Straits, dai Genesis a Jackson Browne (una versione live di Stay che mi faceva venire i brividi) ai Pink Floyd. E tanta altra roba. Ma soprattutto Giorgio mi registrò The Song Remains The Same dei Led Zeppelin e Born To Run +Darkness On The Edge Of Town di Bruce Springsteen.

Passai l’estate chiuso in salone ad ascoltare a tutto volume (quando non c’erano i miei) e ad imitare con la mazza della scopa sopra una sedia l’assolo di Jimmy Page. E ho detto tutto.

E poi l’incontro con Springsteen fu esplosivo, un amore mai finito, l’unico amore musicale immutato negli anni. Immutato proprio perché Bruce ti scava nell’anima, e ti accompagna nella vita, come un fratello maggiore, come il tuo migliore amico. Un amore condiviso con due dei miei amici eterni, Emiliano e Simone, e forse non è un caso se me li sento come Blood Brothers.

E quindi il 1985, con le passioni musicali, le amicizie, l’inizio delle superiori alle porte e questa estate esplosiva con Live Aid che ci fece ascoltare praticamente tutti gli idoli che stavano facendo in me una breccia che mi avrebbe cambiato la vita per sempre.  E se volete avere un’idea di quello che fu Live Aid, guardate questi due video.

Gli U2 sono rimasti con me per un bel po’, ma nel frattempo all’inizio del liceo la seconda botta, grazie ai compagni di classe di mia sorella, più grande di me.

Francesco (che non c’è più cazzo e lo porto sempre nel cuore) mi fa avere due cassette: Live After Death degli Iron Maiden e World Wide Live degli Scorpions. Non si capisce più niente. L’heavy metal, e poi il trash, il death, lo speed. I Metallica. Boom. Grande gioia di mio padre che torna a casa e mi urla di abbassare la radio con la quale mandavo a manetta i nastri. Diciamo che tra lui e Klaus Meine c’era una certa incompatibilità. Anche con la batteria di Lars Ulrich c’era una certa incompatibilità.

E quindi inizia il periodo dei concerti, il primo in assoluto Eric Clapton il 31 ottobre del 1985 al Palamaggiò di Caserta, in compagnia di Antonio, figlio di un collega di mio padre. E poi, negli anni tanti e tanti altri.

Questa passione per la musica, e quel po’ di conoscenza della materia che mi ero costruito ascoltando di tutto, ha fatto si che durante una gita, nel 1987, trovai un terreno comune con altre persone, con le quali magari non condividevo proprio gli stessissimi gusti ma con le quali scattò un feeling. Fabio e Gianluca su tutti. Fabio che si portava la chitarra e con Roberto sapeva  suonare tutte le canzoni di Simon & Garfunkel, era fissato con i Police e Sting e Nik Kershaw. Insomma iniziai ad allargare ulteriormente i miei orizzonti. Gianluca, che conoscevo dalle medie, studente di violino al conservatorio ma che sapeva suonare tutti gli strumenti.

Così un pomeriggio vado da Gianluca, ci mettemmo ad ascoltare musica e ad un certo punto, visto che c’era lì la sua batteria, mi dice perché non provi. Credo che ci mettemmo a suonare qualcosa dei Maiden che ovviamente per me erano impossibili da riprodurre, e però dai quei primi disastri inizia ad andare da lui più spesso provando a fare cose semplici, e quindi ci venne l’idea di mettere su  un gruppo. Chiamammo Fabio, Gianluca si mise al basso e iniziammo a strimpellare le prime cose. Da allora, siamo stati in simbiosi per altri quattro anni. Quattro anni di prove, di uscite, di serate, di concerti visti insieme, di concerti. Gianluca è passato alla chitarra, sulla quale riusciva ad essere virtuoso almeno quanto non lo fosse al violino, ed entrò Dante al basso, Paolo prima, Mimmo poi, Saverio dopo alle tastiere. Cantavano Fabio e Dante che si alternavano a seconda dei pezzi. Facevamo cover, dagli U2 ai Metallica, dai Pink Floyd ai Rolling Stones, e facevamo tanto, ma tanto casino. Eravamo gemellati con i Prolano Strasse, il gruppo dei fratelli de Fabritiis, con Giuliano, Marcello e Tony che adesso è il cantante del Banco.

Le prove a casa di Fabio, dove un giorno arrivai con la mia batteria (sei tom, timpano cassa e rullante più svariati piatti!!!) comprata da un tipo assurdo di Castelforte che si narrava facesse cose strane, poi a casa di Gianluca, poi nel garage dei miei, infine nella scuola media di Castelforte dove venivano a sentirci personaggi ai limiti dell’inverosimile, Ernesto buonanima che ci scarrozzava dappertutto, i gemelli Toti, Vincenzo Mercione, Stefania Cazzamatta, Almerindo lo stilista, Frankie.

Si ricordano serate memorabili dalle parti nostre, il veglione di capodanno 1989 alla Taverna d’Oro, i concerti in Piazza a Scauri alla festa dell’addio all’estate sempre nel 1989, il concerto mitico al liceo scientifico con tutti i nostri amici assurdi che erano venuti a pogare e fare un casino indicibile,  le serate al circolo velico di Formia interrotte dall’arrivo della polizia, le feste a casa di Giando e a casa dei fratelli de Fabritiis nel 1990, il concerto a San Cosma e la serata successiva per ripagare i debiti accumulati per organizzare quell’evento.

Intanto si inizia l’università, e il sabato tutti a San Cosma alle prove, e le uscite, e le minchiate in macchina con Roberto e Giovanni Caruso, Gianfranco Shock, Dino, Peppe Basitto, Amedeo, Luigi, Roberto. Nelle serate romane infrasettimanali, al culmine di giornate assurde tra lezioni e studio stentato, la scoperta solitaria, nel buio della stanza e dal letto, di Planet Rock , trasmissione radiofonica storica che mi apre altri mondi. Su tutti i Nirvana, visti al Castello , il 19 novembre del 1991 (con gli Urge Overkill a fare da spalla).

E poi i Negazione, conosciuti grazie ai miei amici punk/underground dell’epoca Germano e SuperMario, e anche dei Negazione, e di Marco Mathieu ho già scritto qui.

Anni fantastici. Anni a fare i conti con le proprie inadeguatezze, con le proprie incertezze, con i propri sogni.

Interrotti, per me, nel 1992, con l’arrivo  della serietà e delle responsabilità che erano troppe da sopportare per le mie spalle. Lasciai il testimone a Danilo, e poi i ragazzi iniziarono per un periodo a fare sul serio, e partirono per qualche data a fare da spalla a Roberto Ciotti.

Quindi, batteria lasciata a marcire nel garage dei miei, con la passione per la musica sempre intatta, tanta roba da ascoltare, da conoscere.

Negli anni, la presenza continua, rassicurante, protettiva di Bruce Springsteen, di pure cui ho già scritto qui.

Passa il tempo, passa qualche anno, e si rinasce, si trova la gioia di condividere altra musica ancora, la magia del jazz, del piano, e gli Afterhours, e sempre Springsteen.

Poi, un giorno, quello che non ti aspetti. Daniele, che lavora con te, chiacchierando alla macchinetta del caffè ti dice che suona la chitarra in un gruppo.

Ah si?

Anche io suonavo, la batteria, ma ho smesso da tempo.

Maddai.

Lo sai che cerchiamo un batterista?

Vabbè mai non suono da troppo tempo e poi non ho mai saputo suonare.

E che ti frega, vieni a provare.

Ok.

E così per gioco si ricomincia, con i Foolin’ Dolls dell’epoca, a suonare tutti pezzi, musica e testi,  scritti da Daniele che suona anche la chitarra. Troviamo ospitalità nella Jam House.

Qualcuno se ne va, Daniele decide di credere in me (e gliene sarò sempre grato) e così i Foolin’ rinascono dalle loro ceneri, entrano Cristina e Alessandro ed eccoci qui, ancora a divertirci con la musica.

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