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I conti si fanno alla fine

Anzi, fra tre anni. Tanto bisogna aspettare per capire quale sarà stato l’impatto del jobs-act sul mondo del lavoro italiano. E sul precariato.

I 79.000 (ricordate questo numero, diventerà un mantra come 40,8) assunti grazie alle decontribuzioni introdotte nella legge di stabilità e quelli che verranno con il contratto a tutele crescenti sono una buona notizia ma, consentitemi, anche un’ovvietà. Se lo strumento prevalente (non unico, lo sappiamo) è quello del contratto a tutele crescenti, e soprattutto se è conveniente per le aziende, è ovvio che i nuovi assunti (oppure le altre forme contrattuali preesistenti che sono trasformate nel nuovo contratto) usufruiscano di quella tipologia di contratto.

Penso alla mia azienda. i 5 entrati nelle ultime settimane invece del contratto interinale avranno il contratto del jobs-act. Ma sempre precari sono, per i prossimi tre anni.

Il 27 marzo del 2018 sapremo se avranno meritato l’agognato contratto a tempo indeterminato o se saranno rimasti precari.

Il tempo, come sempre, sarà galantuomo.images

Il rispetto che manca

Ballarò l’ho visto a spizzichi e bocconi, ieri sera. C’era la Juve, è comprensibile. Finita la partita mi sono sorbito l’intervista a Renzi, finalmente incalzato da un giornalista che non piega la testa davanti al potente di turno. Da quel che ho visto c’era Pippo in gran forma, che ha espresso bene il timore di avere un governo troppo di sinistra. Meglio stare con i piedi per terra, non si sa mai.

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Però nell’intervallo ho visto al volo il collegamento con i pensionati e ho provato una grande tenerezza e una grande rabbia insieme. La dico in maniera brutale: alimentare il conflitto sociale mettendo figli contro padri è criminale. Dileggiare le piazze nelle quali i pensionati manifestano per difendere i loro diritti e i diritti delle generazioni future lo è altrettanto. Se il Paese regge, se c’è un welfare familiare parallelo che consente a tantissimi under 45 con lavori e situazioni precarie di tirare avanti lo dobbiamo anche a loro. Ci vuole rispetto. Un rispetto sacro. Quello che manca quando si utilizza la boutade del gettone e dell’Iphone. Anziani trattati come ferro vecchio, da rottamare, appunto. Persone che hanno ancora tanto da dare al Paese in termini di esperienza, di aiuto materiale alle giovani generazioni messe contro il loro stesso sangue, per la sola colpa di aver lavorato una vita ed aver maturato diritti ed una pensione spesso da fame.

Senza rispetto questo Paese non si risolleverà mai.

Choosy lo dici a qualcun altro

Ad esempio avrebbe potuto dirlo ai suoi figli. Ma non credo che siano stati messi nella condizione di ricevere una tale critica da un genitore-ministro. E mica sono laureati in lettere che lavorano ai call-center. O laureati in chimica industriale precari nelle scuole comunali di Roma a 200 ore l’anno per 31 € lorde l’ora. E di esempi ne potrei fare a bizzeffe. La verità è che questi sono dei marziani. Che non hanno la minima idea della vita reale del paese. Scollati totali.

Futuro passato

Un paese che non investe in ricerca, semplicemente, non ha futuro. L’hanno capito prima e meglio di noi, ad esempio, in Francia e in Germania, paesi nei quali anche in periodi di rallentamento dell’economia gli investimenti nella ricerca sono “addirittura” aumentati.

Per non parlare del futuro dei ricercatori, eh.

Come mai

Un tempo si cantava, nei cortei, come mai come mai sempre in culo agli operai. Oggi si potrebbe dire: come mai come mai sempre in culo ai precari?

L’analisi di Marco Simoni sulla precarietà e le conseguenti azioni del governo.

Privi di potere contrattuale, i lavoratori flessibili hanno visto i loro salari diminuire sempre più.

Dal 1996 al 2008, le case sono in media aumentate del 50% al netto dell’inflazione e nelle grandi città anche molto di più. Questi aumenti colpiscono soprattutto i più giovani, che devono acquistare una casa o cominciare un contratto di affitto.

Ricapitolando: mentre i prezzi delle case subivano aumenti vertiginosi, i salari dei lavoratori flessibili diminuivano a causa del loro scarso potere contrattuale, in un contesto in cui essi erano anche privi di sostanziali protezioni sociali. Il concorrere di questi tre fattori ha determinato la precarietà che ormai caratterizza larghissimi strati della popolazione under 40.

Piuttosto che concentrarsi sugli effetti immediati delle singole misure, diventa cruciale riflettere sulle loro interazioni. Assumono allora una nuova prospettiva le proposte di riforma della cassa integrazione e l’idea di un sussidio di disoccupazione generale; l’obiettivo di unificare il mercato del lavoro in una forma contrattuale largamente prevalente; le norme per lo stimolo della concorrenza recentemente approvate e quelle in cantiere; perfino il ripristino di una tassa sugli immobili che può contribuire (non essendo sufficiente) a raffreddare le dinamiche dei prezzi delle abitazioni.