Archivi tag: pd

Risparmiateci Calderoli

Davanti allo stallo nelle trattative per la definizione della nuova legge elettorale, si profila all’orizzonte il contributo del Signor Porcellum, pirsonalmente di pirsona. Che tra l’altro propone il premio di maggioranza variabile. Non ho approfondito, ma mi viene in mente Lino Banfi e il modulo 5-5-5. Ció detto, invece di fare una legge elettotale allacazzodicane (cit.), l’unica cosa saggia che potrebbe fare Bersani è quella di sfanculare tutti e annunciare che ci teniamo il porcellum ma il PD fará le primarie per i parlamentari rispettando il limite dei tre mandati.

L’agenda. Punto.

Nei giorni scorsi Alessandro Gilioli ha punzecchiato Pippo Civati sulla frase “continuità a sinistra con Monti”, pronunciata nell’intervista rilasciata a Concita de Gregorio. Oggi Pippo precisa, e ditemi che non è questa, la giusta direzione.

Caro Alessandro,

leggo del gin con l’analcolico e faccio fatica a capire (a parte che il gin tonic non è poi così male, ma è il caso di non perdersi nell’analisi delle metafore).

La mia posizione sulla’«agenda Monti» (espressione sulla quale mi sono trovato spesso a ironizzare) è parecchio articolata, come ho scritto più volte, ad esempio qui.

Ci sono cose buone e altre meno, di questa esperienza di governo. C’è Barca e c’è Passera, per intenderci. Con l’impegno del primo a evitare sprechi e investimenti sbagliati (compresa la dispersione dei fondi europei, che vale decine di miliardi ogni anno) e c’è chi ha ancora in mente una ricetta che tutto sommato non è così distante da quelle seguite negli ultimi anni.

C’è la credibilità recuperata a livello internazionale e c’è però un’uguaglianza da recuperare, all’interno, perché le disuguaglianze sono diventate un tema fortissimo, in questi anni.

C’è una linea di rigore per me auspicabile – era quella di Prodi, che la sinistra faticò a capire – e c’è chi la regge che invece dovrebbe cambiare (per questo propongo da «prima di Monti» una patrimoniale per abbassare le tasse ai ceti medi e a chi rischia di più, in questa fase).

C’è la riforma delle pensioni, che non credo si debba mettere in discussione, e ci sono gli esodati, che si sarebbero dovuti affrontare con un atteggiamento diverso. E ci sono i giovani, della cui continuità contributiva in pochi si sono occupati (per altro, anche questo tema per noi precede cronologicamente Monti, perché ne parlammo già nell’ottobre del 2011 a Bologna, in quella piazza a cui anche tu partecipasti).

C’è una politica e delle infrastrutture che non funziona e che a tratti sembra ottocentesca e ci sono cose, ancora in nuce, sulla corruzione e sull’evasione fiscale che sicuramente segnano una netta discontinuità con gli anni precedenti. E sulle quali è necessario proseguire, non arretrare.

C’è una politica energetica che mi piace molto poco, e c’è un atteggiamento di serietà nei confronti delle istituzioni che è un miracolo avere recuperato, dopo vent’anni così.

C’è una sfida da lanciare, quella che abbiamo proposto con i 6 referendum che tu conosci, che riguarda per esempio il reddito di cittadinanza, una di quelle cose che l’Europa non ci chiede, ma che in tutta Europa si fanno.

E poi, certo, c’è una maggioranza improbabile, che è bloccata dalle differenze siderali che ancora – e fortunatamente – intercorrono tra le diverse forse politiche.

L’espressione che tu citi condensava in una frase tutte queste considerazioni.

Se vuoi la versione metaforica, a cui ho fatto ricorso qualche settimana fa, il Pd e il centrosinistra devono avere un’agenda loro, che tenga conto di Monti 2012, ma racconti l’Italia dei prossimi anni. E tra gli almanacchi d’anteguerra e la smemoranda, preferisco una moleskine da viaggio. Alla ricerca dell’unico tempo che non abbiamo perduto: quello che deve ancora venire.

E per quanto riguarda l’eterno dibattito tra socialdemocratici e liberisti, ho proposto una doppia mossa che per me è qualcosa di diverso, che risponde nel modo migliore alle questioni che si pongono all’Italia, ora e in futuro. La trovi qui.

Delle alleanze, infine, sono rimasto tra i pochi a pensare che più che a Macerata – ricordi, la città del modello? – si debba guardare a Milano, senza spingersi verso destra, e cercando di costruire un centrosinistra che si è però, in questi mesi, fino ad oggi, distinto per le distinzioni più che per il lavoro comune e la responsabilità di cui abbiamo bisogno.

Serve aggiungere altro?

E-mail per Bersani

Ho inviato al segretario questa:

Segretario, leggo dai giornali che Migliavacca e Reggi stanno trattando per le modifiche da apportare allo statuto in vista delle primarie. Ti ricordo che esiste una commissione statuto che non mi sembra sia mai stata investita dalla questione. Possibile che le regole debbano essere un fatto privato tra due contendenti e che il Partito debba essere escluso da una decisione tanto importante? Sinceramente trovo tutto questo scandaloso.
Un abbraccio e buon lavoro.
Raffaele Viglianti – Direzione Provinciale PD Latina

Ci vuole un progetto per stare insieme

 Personalmente Adinolfi non mi piace. Come persona, come politico (!). E non mi piacciono nemmeno le cose che dice. Prendete l’appello ai giovani del PD ad unirsi per battere Bersani e la nomenklatura, poi si vede. Ecco, esempi di raggruppamenti contro qualcuno ne abbiamo avuti tanti, negli ultimi anni. E sappiamo com’è andata a finire. Senza un progetto condiviso non si va da nessuna parte. E Renzi, Civati, Serracchiani, Scalfarotto un progetto comune non ce l’hanno. Forse l’hanno avuto per un periodo, poi Renzi è stato folgorato sulla via di Pomigliano D’Arco, prima che sulla via di Arcore, ed è morto tutto.

 

E amen.

 

Vatti a fidare

La legge elettorale (quella che doveva essere pronta in tre settimane e invece ne sono passate trcentomila, di settimane)? Zacchete, ce la facciamo da soli. Cioè, non proprio da soli. In buona compagnia. UDC (quelli che dovrebbero allearsi con noi, qualli leali, quelli bravi e responsabili), PDL e forse Lega. La stessa maggioranza del Porcellum. Senza il PD. Perchè le maggioranze, si sa, sono variabili per definizione, nella Terza Repubblica.

Se il 26% vi sembra poco…

Ho la fortuna di lavorare. In una grande società progettazione che occupa, per lo più, laureati. Persone che si interessano a ciò che accade intorno a loro e con le quali si parla, ovviamente, anche di politica. Moltissime sono le persone “di sinistra”. Pochissimi, ultimamente, quelli che danno fiducia al PD. Molti coloro i quali guardano con simpatia a M5S, alcuni hanno iniziato, o meglio, ri-iniziato a fare politica con il  movimento di Grillo. Persone che stavano nel PCI, per intenderci. Persone che hanno votato PDS, DS e PD fino a alle elezioni scorse. Persone che sono lontane anni luce dalla descrizione che ne fa Marianna Madia: ”Grillo, i grillini hanno dei metodi antidemocratici, sono violenti”. Parlandoci (!), puoi scoprire che non ne possono più delle stesse facce in Parlamento da trent’anni, che imputano al centrosinistra di non aver fatto la legge sul conflitto di interessi quando ne aveva la possibilità e cose del genere che stanno sui cabasisi pure a molti di quelli che, nel PD, ci sono rimasti. Me compreso. Ecco, dire che è meglio il PDL di loro (Madia arriva dopo Letta il giovane vecchio) significa non aver capito una beneamata. E, soprattutto, significa che quei voti non li riacchiappi più, se continui così.

La fredda estate del PD pontino

Il mese di agosto rappresenta in Italia, da tempo, un periodo dell’anno contraddistinto da grandi fermenti politici che preparano la ripresa post-ferie e tracciano il percorso per i mesi successivi dell’anno. Tale fermento risulta essere, generalmente, tanto più accentuato quanto più sono importanti gli appuntamenti elettorali che aspettano le forze politiche e i cittadini nei mesi che seguono la fine dell’estate. 

Il Partito Democratico non è certamente esente dal discutere su temi fondamentali che riguardano il futuro del partito e del Paese: alleanze, economia, sviluppo, diritti, partecipazione, legge elettorale. Ma se il dibattito politico, a livello nazionale, spesso si accende a tal punto da andare di pari passo con le temperature estive, nella provincia di Latina sembra che l’inverno la faccia da padrone.

A partire dai mesi passati e fino ad oggi il PD pontino sembra avulso da qualsiasi discussione, autoreferenziale e arroccato sulle medesime posizioni che l’hanno portato ad inanellare una sconfitta dietro l’altra nelle recenti elezioni amministrative. E la preoccupazione per l’assoluta assenza di analisi politica a seguito delle recenti debacle è tanto più grande se si pensa che il rischio di affrontare le sfide dei prossimi mesi con i medesimi strumenti del passato è quanto mai reale. Non si profila, infatti, all’orizzonte, alcuna intenzione di abbandonare quelle alchimie suicide che se da un lato hanno rafforzato il potere personali di pochi, dall’altra hanno tagliato le gambe a qualsiasi ipotesi di ricambio nelle persone e nei modi di condurre l’azione politica. 

A pochi mesi dal voto amministrativo che vedrà coinvolte realtà come Formia e Priverno, solo per citarne due tra le maggiori, nessuna indicazione chiara in merito a principi cardine, universalmente validi in tutta la provincia, intorno ai quali costruire le alleanze. Nessuna indicazione chiara sui rapporti con l’UDC, che continua a fagocitare pezzi del PD stesso mentre prosegue il sodalizio Cusani-Forte-Fazzone, in una provincia nella quale la questione morale dovrebbe essere la discriminante per chiunque abbia a cuore le sorti del proprio terriorio, visto il livello raggiunto dalle infiltrazioni criminali. Nessuna indicazione chiara sul modello di sviluppo economico della provincia, affidato esclusivamente ad un concetto obsoleto di progresso come quello della realizzazione di infrastrutture che continuano a consumare suolo e a produrre devastazione ambientali, mentre, ad esempio, intere porzioni di territorio sono abbandonate al degrado che devasta le coste e mette in seria difficoltà intere economie. In vista delle elezioni politiche del 2013, infine, nessuna indicazione chiara sul percorso di selezione di una nuova classe dirigente, che rischia di formarsi sui soliti processi di affiliazione e di fedeltà ai capibastone, mentre anche il PD pontino avrebbe bisogno di aprirsi alle esperienze civiche, ai movimenti e ai cittadini mediante forme ampie di partecipazione e di condivisione. 

Sul tema della rappresentanza e della selezione della classe dirigente, in special modo, il Partito Democratico della provincia di Latina dovrebbe avere il coraggio di una svolta radicale, perché non vorremmo trovarci, dopo le elezioni, ancora una volta nell’imbarazzante situazione di dover segnalare ulteriori violazioni statutarie in fatto di cumulo di incarichi, come se non bastassero già quelle riguardanti autorevoli esponenti del partito pontino. La credibilità di un partito passa anche dall’esempio che si dà all’esterno con i propri comportamenti, nonché dal rispetto delle regole che ci si è dati. Risulta quindi difficile presentarsi agli elettori con autorevolezza o estendere ad altri uomini politici coinvolti in vicende giudiziarie la richiesta di fare un passo indietro  quando non si risolvono in maniera chiara ed inequivocabile le questioni che si hanno al proprio interno.

Auspichiamo, quindi, che la fine dell’estate possa rappresentare, finalmente, il tempo di un rinnovato impegno del PD della provincia di Latina nella direzione del cambiamento, altrimenti la nostra provincia rischierà seriamente di restare, anche stavolta, in mano alle destre, in un contesto nazionale che speriamo sia vincente per le forze democratiche e progressiste.

Tirar su il morale alle truppe (e perdere la guerra)

Questo è un pezzo tratto dall’intervista a Bersani pubblicata oggi su L’Unità. E la frase che mi ha colpito è questa. Ora io non voglio attaccarmi ai verbi, però quel può, tempo fa, sarebbe stato un deve. O meglio, ci dicevano che sarebbe dovuto essere, obbligatoriamente, un deve. Tra i tanti difetti del bipolarismo in salsa italica, almeno un lato positivo si poteva trovare: ad urne chiuse nel 1994, 1996, 2001, 2006, 2008 si sapeva chi avrebbe governato.

Vincitori e sconfitti. Maggioranza e opposizione. Al netto dei ribaltoni, dei Villari, dei Turigliatto, degli Scilipoti, dei Grillo Luigi. Nel 2013 (o 2012, fate voi), no. Quel può certifica le intenzioni, ormai palesi, del gruppo dirigente del PD. Un’alleanza dei Democratici e dei Progressisti (PD, SEL, quelli dell’IdV che si sono rotti di Di Pietro, i Sindaci) prima delle urne che sfida i Moderati (UDC, Montezemolo) e il Centrodestra classico o quel che ne rimane, con o senza la Lega. Poi, ad urne chiuse, si dà il via all’alleanza con l’UDC con i Moderati. Il tutto condito con una sana dose di chimica politica applicata alla legge elettorale che, ancora una volta, viene concepita per salvare il proprio culo e non per offrire una prospettiva di governabilità al Paese.

Ora, tralasciamo lo spettacolo indecoroso delle dichiarazioni dei giorni passati di Bersani, Vendola, Casini. Tra balzi in avanti, smentite, vorrei ma non posso, posso ma non voglio. Veniamo ad oggi. Ecco, io trovo questa road map un inganno. Un passo indietro indecente rispetto alle esigenze del Paese. Una mancanza di responsabilità. Una mancanza di coraggio. Una mancanza di progettualità per il futuro dell’Italia, soprattutto. E non venitemi a parlare della Carta d’Intenti, per cortesia. Quella è roba per noi, forse. E se dico noi dico gli iscritti, i militanti, gli ortodossi (e nemmeno tutti, peraltro).

Io vorrei fare una domanda a chi, oggi, tra di noi, si inalbera e inveisce gridando al tradimento contro chiunque cerca di far capire quali siano le contraddizioni drammatiche entro le quali si muove il PD in questa fase politica e che rischiano di disorientare ancora di più cittadini ed elettori.  E attacca a testa bassa chi cerca di indicare un percorso diverso, più lineare, se vogliamo, ma più difficile perchè presuppone un’assunzione di responsabilità che deriva dalla forza delle proprie idee e del proprio progetto per l’Italia.

Ma secondo voi, con questa roba qua, li recuperiamo gli elettori che ci hanno abbandonato negli anni? Quelli che non vogliono più andare a votare, quelli che votavano per noi e ora votano Grillo? Quelli schifati dalla politica. I precari della scuola e dell’università, i ragazzi di quarant’anni che non riescono a programmare il loro futuro. Insomma, una parte consistente di quelli che stanno fuori dal PD e che rappresentano, o dovrebbero rappresentare, il futuro del Paese?

Capire i territori

La Carta d’Intenti del PD è modificabile? Penso di si. Spero di si. E allora auspico una modifica in chiave federalista. Nel senso che spero che in ciascuna regione si potrà definire una Carta d’Intenti, come dire, locale. E allora in Sicilia, ad esempio, la candidatura di Pippo Baudo potrebbe accompagnarsi alla regolamentazione delle fuitine al posto dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. La butto là. Secondo me ‘sta roba spacca. Vinciamo sicuro. Garantito al limone.

p.s. Grazie a Francesco per l’assist