Archivio mensile:marzo 2013

Il PD scelga i candidati a sindaco con le primarie

L’esito delle recenti elezioni politiche non è stato soddisfacente per il PD e per la coalizione Italia Bene Comune, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. Non tragga in inganno il fatto che, nella nostra regione, il Partito Democratico abbia conseguito la maggioranza alla Camera e al Senato, oltre ad aver contribuito all’elezione di Nicola Zingaretti alla Presidenza della Regione Lazio. In particolare in provincia di Latina, nonostante l’elezione di due rappresentanti in Parlamento e di un rappresentante alla Regione Lazio, il PD si presenta lacerato dai personalismi, privo di un profilo politico riconoscibile e incapace di interpretare le istanze che provengono da settori sempre più ampi della cittadinanza. Intanto incombono le prossime elezioni amministrative e in un clima misto di immobilismo e istinto di autoconservazione la direzione provinciale rischia, ancora una volta, di agire a garanzia di interessi di parte allorquando appare sorda alle esigenze apertamente manifestate sui territori da parte di iscritti ed elettori nonché alle deliberazioni di organismi dirigenti superiori. Se un insegnamento si può trarre dal risultato del voto del  24 e 25 febbraio scorso è che il PD non può più permettersi di essere chiuso alla partecipazione degli iscritti e degli elettori, soprattutto per quanto attiene alla scelta della classe dirigente e dei concorrenti a cariche pubbliche. In questo senso va letta l’approvazione di un ODG da parte della Direzione Regionale con il quale si chiede alle federazioni provinciali che le candidature alle prossime elezioni amministrative siano innovative, competitive e soprattutto selezionate con le primarie. Ci associamo alla quanto stabilito dalla Direzione Regionale del PD Lazio e pertanto chiediamo alla federazione provinciale del PD Latina di adoperarsi affinché sia fissato entro e non oltre il 7 aprile prossimo lo svolgimento delle primarie in tutti i comuni interessati dal voto per la scelta del loro futuro primo cittadino.

Raffaele Viglianti – Fabio Luciani – Prossima Latina

La stessa barca, per tutti

Il “problema” di M5S non è Bersani. Il “problema” di M5S è il Pd. A torto o a ragione. Per me a torto, ma tant’è. Quindi non vedo come e perchè Renzi dovrebbe riuscire laddove Bersani dovesse fallire. E non essendoci alternative digeribili ad un governo di cambiamento che si regga sull’appoggio di PD, SEL e M5S, qualora Bersani non dovesse riuscire a formare un governo una soluzione potrebbe essere affidare l’incarico ad una personalità esterna al PD. Ma molto vicina.  Vedremo.

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Una palpitazione, ma tenue

Certo è strano che mi sia imbattuto in questa intervista proprio la sera nella quale hanno eletto il nuovo papa. E certo è strano, per me, provare a commentare le scelte di Giovanni Lindo Ferretti. Un mio “idolo” che si è bruciato, ma dopotutto lui ne è contanto, e quindi va bene così. E poi da Ferretti puoi aspettarti di tutto, così non rimasi sorpreso più di tanto quando, qualche anno fa, dichiarò di votare per il PDL perchè difendevano la vita. E per lui che nel frattempo era “diventato” un integralista cattolico (sono nato cattolico e grazie a berlusconi sono tornato alla casa madre, mi sembra che disse una cosa del genere) tanto bastava. Sì, l’ho vissuto come un tradimento, ma ho rinunciato a capire più di quanto occorresse. Non sono più riuscito a sentirle, quelle canzoni. Pensavo alle bevute con gli amici Paolo, Sergio, Gianluca la suono di Valium Tavor Serenase, alla poesia di Annarella, alla guerra nella ex-Jugoslavia, a Fenoglio, alla Mongolia e mi assaliva questa palpitazione, tenue, che mi impediva di premere il tasto play. Domani, chissà.

 

La lettera di Tommaso

Nei giorni scorsi Tommaso Conti, Sindaco PD di Cori ha inviato a Nicola Zingaretti la lettera che vi riporto integralmente. Mi ha emozionato Tommaso, perchè dalle sue parole traspare la passione per il suo ruolo e per la politica, l’amore per comunità che amministra, la fiducia nelle istituzioni. Ma anche la delusione per quello che è il PD (o quantomeno buona parte di esso) anche nel nostro territorio, per tutto quello che doveva eseere fatto e non è stato fatto, per le difficoltà che ha la politica a dare risposte ai suoi concittadini. Io spero vivamente che Tommaso non appenda la bici al chiodo, perchè è proprio di persone come lui che il PD e il Paese hanno bisogno.

Lettera aperta a Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio
 

Caro Presidente, scrivo questa lettera in questa forma perchè non riesco ad individuarne altre. La politica è ormai diventata tutta virtuale e non si riesce più a parlare guardando negli occhi nessuno. I partiti e le loro sedi abituali sono ormai completamente scomparse, nei paesi, nelle federazioni provinciali, ovunque. Nella mia federazione provinciale è ormai guerra di bande e non so se ci sia un solo partito o più correnti alternate.
Sono il Sindaco di Cori, paese di circa 11.500 abitanti; non il più grande del Lazio, ma neppure il più piccolo. Alle ultime elezioni amministrative abbiamo conseguito il 65% dei consensi, senza alleanze al centro o a destra.
Nelle elezioni regionali Nicola Zingaretti ha conseguito oltre il 50% dei consensi; nonostante una discreta presenza di grillini nelle elezioni politiche, oltre il 20%, il Pd a Cori ha ancora il 37%. Però se continua così, non poter mai parlare con nessuno, non poter dire mai la propria, non avere organismi di consultazione in cui affermare il proprio punto di vista, temo che alle prossime elezioni ci faremo grillini tutti. Anzi, si faranno grillini tutti, perchè io faccio il Sindaco da quasi sei anni, e se riuscirò a terminare questo mandato, alla fine appenderò la bici al chiodo, perchè la mia strada è finita. Troppa fatica e non si capisce neppure più perchè e per chi.
Una volta la politica aveva una sua valenza ideale, attività in grado da sola di dare un senso ad una vita, ora non ce l’ha più.
Se uno non può confrontare mai il proprio punto di vista con nessuno, se non esiste una tensione ideale, ma chi ce la fa fare tutta questa fatica ?
Tutto il giorno a correre dietro alle buche, ai debiti, alle scuole che cadono, ai cittadini in bolletta, anzi stremati dalla impossibilità di pagare le bollette, senza la possibilità di intravedere neppure una luce all’orizzonte, e neppure di tentare di individuarla con gli altri. La politica deve contenere una speranza, non può essere solo una fatica, e se una fatica deve essere, almeno che sia collettiva e condivisa.
Tu hai nelle mani una speranza; una delle ultime. Vedi di non sprecarla, perchè alttrimenti ci arrendiamo in molti.
Ascolta e decidi. Non fermarti nelle scelte, anche in quelle dei ruoli, alle solite congreghe; nella riduzione delle indennità, degli apparati, procedi drasticamente. In Italia c’è bisogno di tagliare privilegi; prima di tagliare le pensioni Monti avrebbe dovuto tagliare le indennità, le pensioni d’oro, gli stipendi dei grand-commis, i militari, i magistrati, i dirigenti di stato e delle regioni, gli stipendi d’oro delle partecipate; a proposito nella Regione Lazio in particolare c’è molto da fare per sfoltire i ranghi dirigenziali di persone incompetenti e inadeguate. Mio padre, che ha lavorato per una vita e a settantacinque anni ancora lavora, nonostante le ossa cigolanti, li chiamava mangia pane a tradimento.
Le comunità montane a che servono ? Eliminale. La tassa di bonifica perchè la debbono pagare solo i contadini ? E tutti gli altri che usufruiscono della bonifica ? Deve rientrare nella fiscalità generale. Oppure togliere i consorzi e redistribuire funzioni e dipendenti tra i comuni. I Comuni aiutateli; sono ancora l’ultima cerniera tra i cittadini e le istituzioni, perchè rappresentano nella storia italiana, la prima vera istituzione; la civitas, i municipia, il Comune medioevale. Quelli a cui i cittadini ancora si rivolgono con un certo garbo, qualche volta ancora con rispetto.
I soldi spendeteli nelle cose essenziali: le scuole, la sanità, la manutenzione e sicurezza; l’equilibrio idro – geologico del territorio.
Tieni conto di questo, perchè altrimenti tutti a casa; ognuno per sè e Dio per tutti. Per qualcuno è peggio, per qualcun altro è una liberazione.
Distinti saluti
Tommaso Conti

Analisi del voto in provincia di Latina e prospettive future del PD Pontino

In attesa della convocazione della Direzione Provinciale del PD, che speriamo possa essere finalmente il luogo nel quale discutere a viso aperto dei risultati elettorali del Partito Democratico, senza ipocrisie e infingimenti, si susseguono, sulla stampa, gli interventi di esponenti del PD pontino. Mai termine è stato più abusato, in questi giorni, della parola “cambiamento”. Ex post, la ritroviamo sulla bocca di tutti: bersaniani pentiti, capibastone di lungo corso, primedonne che si candidano a tutto, rottamatori della prima e della seconda ora, vincitori e sconfitti. Al pari di quanto sta succedendo a livello nazionale, anche il PD pontino non sembra essere esente dalla sindrome di un’analisi post-voto tanto enfatica nei toni quanto sterile e miope nei contenuti. Le elezioni politiche hanno sancito, anche nella nostra provincia, la clamorosa affermazione del M5S le cui battaglie, più che condivisibili, in merito alla necessità di rinnovamento delle classi dirigenti, di sobrietà della politica, di tutela dei beni comuni e del territirio, di rinuncia ai privilegi della cosiddetta casta hanno trovato senz’altro terreno fertile negli errori che anche il Partito Democratico della provincia di Latina ha compiuto in questi ultimi anni. Un partito incapace di elaborare una proposta politica autonoma convincente, un partito autoreferenziale, un partito non inclusivo nei confronti di movimenti, comitati civici, imprenditori, commercianti e semplici cittadini esasperati della crisi economica. Ancora una volta siamo apparsi poco attenti ai segnali provenienti dalla realtà che ci circonda, forse perché troppo impegnati nell’ennesima lotta intestina tra le correnti e nomenclature che si spartiscono candidature, ruoli e incarichi. O forse troppo perché troppo impegnati nell’ennesimo duello tra candidati buoni per tutte le stagioni. Assisteremo, nelle settimane prossime, a riposizionamenti che avranno come unico scopo quello di un cambiamento apparente affinché tutto resti come prima. Una mano di vernice per far apparire come nuovo ciò che nuovo non è mai stato da anni a questa parte. Più che mai di questi tempi sono necessarie azioni concrete, pertanto abbiamo lanciato l’iniziativa di un incontro pubblico: ci rivolgiamo ai comitati per l’acqua pubblica sparsi sul territorio, ai comitati antinuclearisti, ai movimenti autonomisti, alle associazioni di categoria, agli imprenditori, ai commercianti. A tutti gli elettori che ci hanno abbandonato a causa delle nostre titubanze e, da ultimo al Movimento Cinque Stelle. Per costruire un Partito Democratico realmente aperto, inclusivo e profondamente rinnovato nei metodi e nel personale politico, avendo come obiettivo il prossimo congresso, che auspichiamo si possa svolgere quanto prima, che ci vedrà convinti sostenitori della candidatura di Giuseppe Civati e nel quale porteremo le nostre proposte per la futura organizzazione del Partito Democratico e per il Paese. 

Raffaele Viglianti – Fabio Luciani

Bastava aprire gli occhi (o forse no)

Il risultato di M5S viene da lontano. E responsabilità del PD è quella di non aver voluto vedere, ascoltare, capire quello che stava succedendo. Eppure i segnali c’erano tutti. Era l’estate del 2010 (!) quando Pippo, in quanto responsabile nazionale del forum Nuovi Linguaggi e Nuove Culture del PD, aveva commissionato la realizzazione di questo documentario alle Officine Tolau, in rete da maggio del 2011. Stefano Aurighi, uno dei realizzatori, analizza quanto (non) è successo, a distanza di due anni. Guardate il documentario e poi mi dite se non ci riconoscete buona parte delle persone che hanno deciso di abbandonare il PD presi per stanchezza, rabbia, delusione. Io ne ho trovati tanti, la maggior parte, a dire il vero, parlando con chi ha deciso di votare M5S. Forse perchè non vivo al nord, dove sembra che M5S abbia pescato a piene mano tra gli ex elettori della Lega. Ad ogni modo, la cosa mi delude ma mi conforta allo stesso tempo. Mi delude il non aver offerto agli elettori un PD più appetibile, ma mi conforta il fatto che quei voti, in parte, possiamo riportarli a casa. Non sarà facile, sia chiaro. La direzione nazionale dell’altro giorno ha dimostrato come ci sia un solco profondo da colmare, e sta a noi farlo, se ne saremo capaci. A livello di linguaggio, di prospettive, di aspirazioni. Di testa, soprattutto. Non so quanti di voi abbiano visto ieri sera Servizio Pubblico. Ho ammirato il coraggio di Rosy Bindi  nell’affrontare la trasmissione, ma nel contempo provavo un pò di rabbia alle sue parole (non me ne voglia, moltissimi dei dirigenti del PD al suo posto avrebbero detto le medesime cose), che dimostravano ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, la distanza che li separa dalla realtà. Quando parlava del partito che le ha chiesto la disponibilità a candidarsi, ad esempio. Senza sentire la responsabilità, quella si, di fare un passo indietro. E, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, non venitemi a dire che la vostra esperienza è indispensabile, in Parlamento, perchè chi ha alle spalle una legislatura credo possa fare da guida più che degnamente ad un neo-eletto. Forse avrebbe fatto bene, ai dirigenti del PD, dare un’occhiata a Furor di Popolo. O forse no. Perchè, probabilmente, aveva semplicemente ragione Nanni Moretti, benché riappacificato con PG: con questi non vinceremo mai. Appunto.

Ve lo ricordate Fonzie?

 

La direzione nazionale del PD che si è svolta ieri non è stata molto diversa da quelle svolte negli ultimi tempi. La relazione del segretario, gli interventi, la replica. Gli assenti. I presenti che se ne vanno. Relazione passata all’unanimità. Che poi non è che ci sia una strada diversa da quella che Bersani ha prefigurato. Solo che c’è chi sta con lui con convinzione, e chi sta solo aspettando il cadavere che passi lungo il fiume. Tra gli interventi  qualche cosa molto  interessante: Pippo Civati (ecchevelodicoaffà, è il mio prossimo segretario del PD, si sa), Renato Soru. Un po’ più giù Matteo Orfini (che prepara la sua battaglia congressuale, credo). E parole sagge di Gianni Cuperlo (non mi dite niente, lo so, ma per lui ho un debole, ero un giovane figgicciotto e partecipai ad una conferenza su Gramsci a Formia, era il 1987, sigh…). Hanno parlato anche Emiliano, Scalfarotto, Epifani, Majorino. E poi la vecchia guardia: D’Alema, Franceschini, Finocchiaro, Bindi, Ranieri, Fioroni, Pinotti, Sereni, Letta, Burlando, Berlinguer, Cabras. E qualcuno me lo scordo pure. Ora, fatte salve le cose che ho detto relativamente all’impercorribilità di un piano B. e quindi all’unanimismo nei riguardi di PG, ho comunque l’impressione che molti, moltissimi, non abbiano capito la portata di quanto è successo.  E di ciò che servirebbe in un prossimo futuro. Ci sarà tempo (spero brevissimo) per poter parlare del PD e quindi del Paese. Non pensate che un congresso sia semplicemente un esercizio onanistico, o (vocativo) voi che rifiutate solo di sentir pronunciare la parola congresso. Ma nel frattempo, qualcuno che dica: ho sbagliato. E ne tragga le conseguenze no? Che poi è una cosa che ci aiuterebbe non poco, anche per recuperare un po’ di elettorato che ci ha abbandonato. E lo dico sapendo che non basta solo quello.

 

Facciamo ripartire la Città della Scienza

Perchè nonc’è arma migliore, nella lotta alla criminalità, della cultura. La cultura della cultura, ecco cosa serve a Napoli, al Paese. Per crescere dei cittadini liberi, a partire dai bambini che andavano, carichi di meraviglia, ad imparare la fisica, la chimica, la scienza in quei laboratori distrutti dal fuoco. Fuoco che ha nutrito migliaia di lavoratori e le loro famiglie, fuoco che ha tolto ai padri gli anni migliori della loro vita, fuoco che ora rischia di mangiarsi la speranza di un futuro migliore. Facciamo la nostra parte: ciascuno di noi contribuisca alla ricostruzione di Città della Scienza.

È disponibile il conto corrente, intestato a Fondazione Idis Città della Scienza – IBAN IT41X0101003497100000003256 – Causale Ricostruire Città della Scienza.

Cambiare per non morire – Pt.2

Cosa ci attende nei prossimi giorni, da un punto di vista politico, non si sa. Bersani va sostenuto nel suo tentativo di dar vita ad un governo di minoranza che si prefigga di attuare i punti (in gran parte noti) che scaturiranno dalla direzione nazionale di mercoledì. Ce la farà? Ad oggi sembra che M5S non sia disponibile a concedere alcuna fiducia, e Grillo ha messo in guardia i suoi dal tener conto della Costituzione. Grillo chiederà che ci sia qualcun altro al posto di Bersani? Ad oggi non è dato saperlo. Bersani si è detto indisponibile a mettere la sua faccia e il suo nome su qualsiasi altro progetto diverso da quello sopra ipotizzato. Napolitano farà un ultimo tentativo di formare un “Governo del Presidente”, magari a guida Draghi, votato da pezzi di PD, PDL, Monti? Potrebbe, ma ciò significherebbe l’esplosione del PD, visto che innumerevoli dirigenti e militanti si sono detti pronti a restituire la tessera in caso di accordo con il PDL.

Resta la strada delle elezioni subito. Avendo, forse, il vantaggio di potersi presentare al Paese imputando a M5S la mancata volontà di cambiare, quando ne avevano l’occasione. Strada scivolosissima, perchè di cose da farci “perdonare” ne abbiamo, M5S punta a prendere la maggioranza del Paese, e con il Porcellum basta poco di più rispetto a quanto hanno già raccolto. È la democrazia, baby. Strada che rischia di essere ancora più scivolosa (e foriera di ulteriore emorragia di voti), se davvero non si percepisce che la gravità della situazione è direttamente proporzionale al tasso di cambiamento che deve essere messo in campo per contrastare lo tsunami 2. Le prime notizie che giungono dal fortino non sono confortanti. Anche se la legislatura dovesse essere brevissima, non si può pensare di confermare i capigruppo uscenti di Camera e Senato. Significherebbe davvero non aver capito nulla di ciò che sta accadendo nel Paese. E non si può pensare, in caso di elezioni immediate, di concorrere con le medesime liste di candidati. Occorre applicare il codice etico in maniera ancora più rigorosa: se ci sono altri casi Crisafulli, anche meno eclatanti, fuori. Occorre andare oltre lo statuto e prevedere il limite di tre mandati per i parlamentari. Senza interpretazioni bizantine. E non mi venite a parlare di esperienza da preservare, chi ha fatto tre mandati l’esperienza se l’è fatta. In lista ci mettiamo solo chi ha fatto le primarie. Niente doppi incarichi. Chi sa di essere in condizioni di incompatibilità con quanto previsto dalla statuto o si dimette dall’incarico PRIMA delle elezioni o non si candida. Forse non ce la faremo nemmeno così, ma non abbiamo scelta.